Il quaderno dei 9
Ed è una allegra tiranna, ti porta alla ricerca di rotte inesplorate verso terre a cui eri forse destinato ma che dovrai conquistarti con il lavoro.
Si vive così, tra le nuvole, in silenzio, da soli, ma ricettivi a tutto quello ti circonda.
Quando portai a termine la preparazione dell’ultima mostra nel 2009 , il ciclo dei “Muri”, con cui cercai di dar vita agli abitanti di un paese dimenticato, abbandonato dal tempo, immaginando che le loro figure emergessero dai muri dei luoghi in cui avevano vissuto, i posti dell’esistenza, cominciai a creare una serie infinita di disegni, con la speranza che quei segni divenissero solchi di divisione con il ciclo precedente. Volevo che il nuovo ciclo fosse totalmente diverso dal precedente non solo per tematica, ma anche stilisticamente. E che fare?
L’abitudine di portare con me un quaderno su cui disegno, mi ha aiutato a focalizzare le varie ipotesi di tema, stile, soggetti da prediligere. E’ un buon metodo per far nascere delle opere e ideare la struttura di una mostra.
Passati tre anni tra fogli, tele e tavole passando dalle tecniche più varie mi trovai alla fine davanti ad un materiale così eterogeneo cui era impossibile unificarlo sia per tematica che stilisticamente; infatti in tutto questo tempo avevo seguito diverse linee tematiche e raccolto una messe abbondante di disegni nei vari quaderni. Nacque così l’idea di riunire i 9 cicli pittorici che avevo sviluppato in un'unica mostra: “ Il Quaderno dei 9”.
“Il Quaderno dei 9” è antologia che, ripeto, racchiude nove cicli pittorici: “Il re Matto”, “Assoli esistenziali”, “Schitop”, “Io sono Leggenda”, “il Banchetto dei pezzenti”, “Corpus Domini”, la pensione sul mare”, “fuori casa”, “Don Chisciotte”. “Il re Matto” è stato il primo dei nove cicli ad essere creato e per questo presenta formalmente, soprattutto nelle prime opere, molte affinità formali con il ciclo precedente: i “Muri” (2006-2009).
Debiti tra “il re Matto”e il ciclo precedente sono evidenziati dalla presenza di graffiti sul colore, scritte o disegni sovrapposti all’immagine principale, l’uso della spatola in senso espressivo e giocoso anziché del pennello e altri che lascio all’occhio e alla curiosità dell’osservatore il piacere di rintracciare.
Ma i temi trattati dai due cicli sono profondamente diversi.
Nei “Muri” volevo visualizzare, come una sorta di “Spoon River” pittorico, le persone che avevano vissuto in un paese, poi abbandonato, immaginando che attimi della loro vita emergessero dai muri delle case che avevano abitato.
Il “il re Matto” invece parla di pazzia, estemporaneità, della voglia di sovvertire le regole, racconta tramite le immagini, (l’immagine che illustrando suggerisce il racconto e non il contrario) la storia di un re che divenendo pazzo sconvolge il proprio regno e alimenta la cupidigia dei propri consiglieri intenti ad ordire un lucido piano per impadronirsi del potere.
Il ciclo del “il re Matto” dapprima sviluppato in oli su tela prese vita poi in piccole tavolette riutizzate, dipinte a tempera e con un segno ed un taglio dell’immagine che presenta molte tangenze con l’arte dell’illustrazione e del fumetto.
Mentre lavoravo al “il re Matto” composi alcune tempere pescate dalla mia memoria, uno scavo nel passato, alla mia infanzia, ai personaggi che conobbi quando era bambino, nacque così il ciclo dello “Schitop”.
Mentre lavoravo ad un ciclo ne abbozzavo altri che poi avrei sviluppato, videro la luce “io Sono Leggenda”, “don Chischiotte” e “la pensione sul mare”, opere tratte da alcune mie letture, “Corpus Domini” e “il banchetto dei pezzenti”, riflessione sui riti religiosi e sul tempo presente.
“Assoli esistenziali” è stato poi l’ultimo ciclo pittorioi ad essere composti.
Il soggetto del ciclo in verità era già stato elaborato in una serie di tempere su carta nel 2009, poi accantonato e ripreso definitivamente in nove dipinti ad olio L’elemento che accomuna i nove dipinti è la solitudine intesa come abbandono amaro e disperato, ritrovo intimo con se stesso o condizione creativa e rigenerante.